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PLURISPAZIALISMO
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Biografia di Gian Luigi Castelli in arte GianCastelli       (aggiornamento  luglio  2022)
 

Gian Luigi Castelli, per formarsi artisticamente, fu allievo dello spazialista Mario Matera e dipinse omaggi a grandi maestri affinando le tecniche e il tocco d’artista. Dopo i periodi futurista e surreale-metafisico, ispirato dai tagli di Fontana che fanno intuire spazi al di là della tela, si è avventurato nei plurali spazi mentali (spazi ove conscio e inconscio collaborano e pensieri e significanti fluiscono) e nel 1999 creò il “Plurispazialismo”.

Con esso ha dato dinamicamente corpo a fluenti pensieri e significanti organizzando pulsioni, sensazioni, emozioni e anche idee, Cèzanne si era fermato a dare staticamente corpo a idee organizzando sensazioni (fonte il filosofo docente universitario Marco Vozza).

Castelli nel 2017 ha fondato l’estetica del pensiero fluente.

Mentre la ricomposizione dell’eterogeneità tra fenomeno e noumeno, superficie e profondità appare vissuta da Cézanne, in modo istintivo e diretto, come idea statica, il “Plurispazialismo”, facendo percorrere iter di pensiero, la fa vivere in modo dinamico e cosciente.

Inoltre, sulla base della sua formazione umanistica e scientifica a livello universitario, col “Plurispazialismo” Castelli ha inserito nell’arte sia la visione della fisica quantistica, con il suo caos, la sua indeterminazione e sovrapposizioni di stati che l’osservatore, interagendo, può determinare (al Festival della scienza di Genova è stato detto che la visione della fisica quantistica arricchirà il modo di pensare dell’umanità rendendolo più flessibile, probabilistico e aperto agli altri e meno deterministico e assolutistico, riducendo così le occasioni di scontri forieri di guerre), sia reti relazionali (simili a quelle democratiche di internet, in cui navigare). Pertanto il fruitore delle opere plurispaziali, determinando segni ed elementi indeterminati con proprie interpretazioni che correla, navigando in reti relazionali, può creare racconti diventando anche lui un artista “io creatore”; un artista che, secondo la definizione di Umberto Galimberti, s’inoltra nell’indifferenziato dove tutto è contaminato seguendo proprie regole e modalità e ne emerge operando senza esserne catturato e risolvendo la confusione e la contaminazione di una miriade di significati (Van Gogh era arrivato a portare l’artista produttore dell’opera da riproduttore a essere un “io creatore” e ha influenzato la pittura del novecento).

I dipinti plurispaziali, campi di forma con potenziale informativo simili a quelli quantistici e alocati (fonte il fisico quantistico Massimo Teodorani), si presentano come sembianti irraggiungibili, attivano le figure retoriche, rimandano continuamente ad altro, non suggeriscono un’unica soluzione e aprono al racconto nel cui infinito i concetti sorgono, si piegano e si inanellano, il “Plurispazialismo” va così oltre l’arte concettuale ed è stato anche denominato “Arte Racconto”.

Il “Plurispazialismo”, stimolando il racconto e quindi il pensare partendo da immagini, induce a non fermarsi sulle immagini come invece si è teso nella seconda decade del 2000, fermarsi che tarpa il senso critico, le capacità linguistiche e può portare a una regressione intellettuale, a un impoverimento della coscienza e a situazioni nefaste.

Parafrasando Rilke, le “cose”, come gli elementi dei dipinti plurispaziali, aspettano di essere decantati e raccontati da esseri ancora più sfuggenti di loro che come viandanti percorrono propri iter ispirati dai dipinti stessi; interferendo con i dipinti plurispaziali, in un ambito di pensiero divergente e in un ciclo senza fine, si realizza una realtà emergente.

L’articolo del “Corriere dell’Arte 11 Aprile 2014” indica il “Plurispazialismo” come una nuova corrente artistica che  segna il passaggio dalla visione classica deterministica e rigida, di cui è ancora impregnata la nostra società e che è rappresentata dalla fisica classica che ha connotato la concezione del mondo per lungo tempo,  alla visione che sta iniziando ad affermarsi, una visione  indeterministica, probabilistica, fluida, flessibile  e relazionale in cui si sovrappongono varie interpretazioni, visione che trova un riscontro nella interpretazione fisica quantistica del mondo, fondamentale anche per le realizzazioni elettroniche (computer, cellulari, GPS, radio, ecc), e che inoltre introduce reti relazionali, simili a  quelle democratiche di internet, in cui navigare.

Il dipinto plurispaziale “Demian” è stato riconosciuto dalla critica essere l’emblema del sopraccitato passaggio e dell’inserimento nell’arte della visione quantistica e di reti relazionali.

Queste prerogative del “Plurispazialismo” sono state evidenziate anche nel libro di Vittorio Sgarbi “Porto Franco”, in una nota critica di Josè Van Roy Dalì figlio di salvator Dalì, da Dino Marasà in un articolo pubblicato sul trimestrale “Effetto Arte” curato da Paolo Levi e in una monografia di Castelli curata da Vittorio Sgarbi.

Il “Plurispazialismo”, alcune  correnti derivate dal “Plurispazialismo e il dipinto “Demian”, icona del Plurispazialismo (fonte Paolo Levi), sono stati sinteticamente illustrati negli articoli pubblicati sui “Corriere dell’Arte” del 23 settembre 2016 e del 3 marzo 2017 insieme ad alcune  correnti derivate dal “Plurispazialismo”.

Castelli ha cercato di valorizzare la persona con i suoi talenti, dignità e differenze, col percorso plurispaziale tematico: “Umanesimo trascendentale” (con opere che, rifacendosi anche ai miti, evidenziano la capacità umana di dare ordine al caos e di sviscerare, nel rispetto del trascendente, il trascendentale che può apparire irraggiungibile e dare scacco alla ragione), “Coscienza del sé e del connesso non sé” (con opere artistiche ispirate anche a scritti famosi che portano ad atteggiamenti consapevoli e responsabili) e “Amore comprensivo e disinteressato” (con opere che ricordano anche vite emblematiche che aprono all’altro con condivisione e con la conversazione); l’insieme delle suddette opere plurispaziali costituisce un’unica opera.

Il sopraccitato percorso culturale e di valorizzazione e rigenerazione umana evidenzia paradigmi indicanti, su basi culturali, una via per la pace e la sicurezza e sfocia nel dipinto “Evoluzione: dal Matriarcato e dal Patriarcato all’era della persona (“Personarcato”) e oltre”, dipinto che auspica l’avvento dell’era della persona che Castelli ha denominato “Personarcato”, era in cui ciascuna persona viene valorizzata con i propri talenti nel rispetto della dignità e delle differenze, era in cui pensieri, sentimenti e linguaggi possono liberamente irradiarsi e possono essere superate classificazioni e catalogazioni labili neltempo e anche discriminazioni sessuali, era di pace e sicurezza; il dipinto indica sullo sfondo la presenza di futuri umanoidi messaggeri della civiltà umana nell’immensità di un universo poco adatto alla normale vita degli esseri umani, vita che si svolge su un piccolo pianeta da salvaguardare.

Tale percorso è proseguito con la composita installazione “Dallo scontro alla collaborazione, una via per la pace” esposta anche al Museo Civico Giuseppe Sciorino di Monreale (a seguito del conferimento del Premio Internazionale della Pace nel Mondo G.O.M.P.A. accreditata presso le Nazioni Unite); essa è composta da un primo dipinto, da un’installazione interattiva con un secondo dipinto e da due poesie. Il fruitore, osservando il primo dipinto, può rendersi conto come apparirebbero i visi dei personaggi le cui mentalità sono intrise della logica dello scontro se fosse tolta loro l’apparenza di facciata; il fruitore, nonché operatore sul palcoscenico dell’istallazione interattiva, scrivendo su un quaderno le proprie emozioni, giudizi, idee e racconti ispirati dal secondo dipinto plurispaziale e leggendo gli scritti degli altri, si accorge che non solo il dipinto si arricchisce, ma anche se stesso e può così constatare, da questa interazione con gli altri fruitori nonché operatori, che la collaborazione è più fattiva dello scontro; il fruitore leggendo le due poesie di Castelli può sentire maggiormente la validità della collaborazione e della pace;   per vivere meglio e in modo sicuro e pacifico il mondo ha particolarmente bisogno della collaborazione e della conoscenza delle istanze altrui da rispettare.

Castelli ha realizzato video e istallazioni interattivi, su i cui palcoscenici il fruitore può sentirsi coinvolto, utilizzando anche i neuroni specchio, e partecipare attivamente creando inedite opere individuali e a anche collettive interagendo con altri fruitori nel reale e, mediante specchi/schermo, nel riflesso e nel virtuale. Le opere plurispaziali diventano più comprensibili se molti le vivono e si confrontano (da Gustavo Zagrebelsky) e se prendono in considerazione punti di vista diversi (da John Gastil); incontrandosi gli esseri umani possono cambiare (da Giuliano Amato).

Tra le installazioni interattive ricordiamo “Sentimenti e stati d’animo”, installazione video sonora che fa parte della serie di opere intitolata “Entrare nell’opera” in cui l’osservatore vede la propria immagine riflessa su uno schermo semiriflettente, immagine che si fonde con altre comparenti sullo schermo stesso. In tale video sonoro l’immagine riflessa dell’osservatore si fonde con quelle di due attori che esprimono vari stati d’animo suscitati sentendo un racconto di una introspezione psichica.

L’osservatore, utilizzando i neuroni specchio, può immedesimarsi empaticamente con gli stati d’animo di due attori.

Ricordiamo, tra le installazioni su i cui palcoscenici i fruitori, nonché operatori, operano e interagiscono con l’opera e/o tra loro creando inedite opere individuali e/o collettive, l’installazione “Reale riflessione virtuale ovvero reale, riflessione e virtuale con o senza altro”, sul cui palcoscenico le persone possono interagire e creare opere inedite, relazionandosi fisicamente e intellettualmente tra loro e col contesto, esse possono infatti vedersi, muoversi e comunicare tra loro nel reale e vedere le proprie immagini riflesse e virtuali su uno schermo riflettente, situazione che le spinge a rendersi conto dei propri gusci protettivi e di incomunicabilità e a uscirne aprendosi agli altri.

Nelle opere plurispaziali, sia all’interno dei dipinti, sia tra le opere e gli osservatori, sia tra gli osservatori stessi, sono presenti e si possono costruire reti relazionali che fanno sì che ci si può rendere conto del proprio modo di essere, si può riconoscere quello degli altri ed essere riconosciuti col proprio: ciascuno può così sentire di esserci; tali reti relazionali sono simili a quelle di internet e, in un certo qual modo, sono state ispirate dal pensiero di Martin Heidegger.

Il dipinto “Umano e Divino” è stato esposto alla Biennale di Venezia 2015 nel Padiglione Guatemala sala Grazie Italia, è stato inserito nel movimento artistico di avanguardia “Estetica Paradisiaca” teorizzato dal critico d’arte e curatore Daniele Radini Tedeschi ed è stato presente alla Triennale di Roma 2017 nel Complesso del Vittoriano.

Castelli, facendo evolvere il dipinto ”Umano e Divino” ha creato nel 2015 il “Plurispazialismo Astratto”, con l’indeterminazione e la sovrapposizione di stati cromatici che l’osservatore, interferendo, può determinare,  (il dipinto “Astrazioni da stati cromatici sovrapposti” è stato esposto nella sede del Guatemala durante la Biennale di Venezia 2017)  e il “Plurispazialismo temporale” o “Pluritempospazialismo”che inserisce il tempo nell’arte plurispaziale (tali correnti sono state sinteticamente illustrate negli articoli pubblicati sui “Corriere dell’Arte” del 23/9/2016 e del 3/3/2017).

Col dipinto “Umano e Divino” del 2001 Castelli ha affrontato il tema dell’infinito, tema sviluppato poi anche nelle opere pluritempospaziali (specialmente nell’opera “Il tempo/spazio correla e scandisce, portandole alla coscienza, le parti relazionali della composizione triadica dell’umanità e le mette in relazione tra loro e con un infinito sconosciuto e informativo con una libertà interpretativa, decisionale e di azione; negli incontri, da cogliere anche negli attimi fuggenti, si determinano infinite possibilità“) insieme al tema sull’origine degli “originari”, delle informative proprietà e relazioni, fondamentali per capire meglio un universo in evoluzione, e a quello sul libero arbitrio (articoli pubblicati sui “Corriere dell’Arte”del 23/9/2016 e del 3/3/2017).

Gian Luigi Castelli nel 2018 ha creato un legame tra l’arte e le matematiche in particolare col “Plurigeometricalgebricospazialismo”, nuova corrente, evoluzione del “Plurispazialismo”, che cromaticamente sovrappone due spazi: quello geometrico più concreto e quello algebrico più astratto (vedasi l’articolo pubblicato dal “Corriere dell’Arte” il 29 marzo 2019).

È nata così la serie dei dipinti “Aurea geometria e cromo numerica Fibonacci(AGeCroNF), nei quali alla geometrica armonia aurea viene associata una variazione cromatica secondo l’algebrica serie numerica di Fibonacci che rivela anche come crescono molte strutture in natura.

Di tale serie ricordiamo il dipinto  “AgeCroNF R1”che unisce una serie di rettangoli aurei con una celestiale variazione cromatica secondo la serie numerica di Fibonacci e il dipinto  “AgeCroNF CiQ1”  che unisce sviluppi circolari, in accordo a una applicazione della geometria aurea, con una variazione cromatica secondo la serie numerica di Fibonacci dentro una cornice quadrata limitativa per ragioni spazio (cerchio e quadrato sono due figure geometriche fondamentali) unendo così anche una circolarità espansiva a una quadratura contenitrice.

Nella presentazione inserita in un libro del 2002 sull’arte di Castelli, il critico d’arte Giovanni Cordero, allorché ricopriva incarichi presso il Ministero dei Beni e delle attività Culturali a Roma, ha scritto che l’arte di Castelli è sia idiolettica sia sociolettica, svela un mondo inconsueto al contempo logico e irrazionale, presenta un caos che reclama un ordine e che non impedisce di trovare un filo conduttore, testimonia valori spirituali basati sul rispetto della persona e apre nuove prospettive e ipotesi esistenziali sul mistero dell’universo; concluse la presentazione dicendo che le parole di Saint Exupéry  ”è soltanto con il cuore che si può vedere l’essenziale,  perché questo è invisibile agli occhi” ben riassumono quanto Castelli ha cercato di esprimere.

All’inaugurazione nel 2007 di una personale plurispaziale patrocinata e sponsorizzata dalla Regione Piemonte, il critico d’arte Angelo Mistrangelo disse che, come fece a suo tempo il Futurismo, il Plurispazialismointerpreta la società a lui contemporanea e quella futura (fonte Corriere dell’Arte del 9.2.2007).  A differenza del Futurismo che interpretò la dinamica fisica di una società belligerante, il Plurispazialismo, nato in Italia nel 1999, evidenzia e sviluppa la dinamica mentale propria di ciascun componente di una società che avanza non soltanto tecnologicamente, ma specialmente nel progresso di civiltà, che naviga virtualmente nella rete di internet aprente a democratiche relazioni, che apprezza la pace e la collaborazione e che valorizza la creatività di ciascuno favorendo progetti e iniziative nascenti e di startup.

Il critico e storico dell’arte Professore Vittorio Sgarbi (nella cui “COLLEZIONE SGARBI” ha inserito le litografie dei dipinti “Demian” e “Umano e Divino”) nel 2014 ha inquadrato storicamente il Plurispazialismo come una retro-avanguardia intellettuale che guarda attentamente al passato e presenta risvolti innovativi e connotati intellettuali aprenti a nuovi interessanti sviluppi di cui la società ha bisogno. Inoltre a inizio 2018 egli ha rilevato, in particolare, nel simbolismo quasi esoterico delle opere di Castelli a maggior contenuto filosofico, una forte tensione individualista, anzi, personalista, ritenendo che l’arte, in un mondo globalizzato sempre più orientato all’omologazione universale, sia ancora un campo in grado di determinare in ciascuno la giusta presa di coscienza che gli permetta di non doversi confondere passivamente nell'insieme denotante dell'umanità. Arte da intendersi come risorsa capace di incidere come uno strumento psicoanalitico, essendo attività di scoperta e recupero delle potenzialità interiori grazie alle quali si giunge all’affermazione della propria individualità, al riconoscersi come persona in quanto esseri senzienti e pensanti secondo determinati caratteri. Emancipazione questa che riguarda non soltanto l’artista ma, più democraticamente, tutti coloro che nel guardare l’arte si propongono analoghi obiettivi. Egli ha anche scritto “l'affermazione collettiva della persona è, per Castelli, il presupposto necessario di una nuova stagione dello spirito, foriera di un più elevato stadio della civiltà (il “personarcato”, come lo chiama). Utopia? Misticismo? Forse, ma sarebbe difficile chiedere all'arte traguardi più ambiziosi di questi”; le sopraccitate note critiche di Vittorio Sgarbi sono state inserite nella monografia di Castelli curata da Vittorio Sgarbi .

Il critico d’arte Professore Paolo Levi, nonché curatore del trimestrale “Effetto Arte”, in una sua nota critica sull’arte plurispaziale di Castelli ha scritto “I suoi esseri con sembianze sovrumane, posseggono la capacità di vedere oltre, rievocando una conoscenza antica e suggeriscono, aprono al racconto ultrasensoriale.”

Egli nel 2018 ha anche scritto “Le opere del maestro Gian Luigi Castelli sono delle vere e proprie invenzioni su tela, che rientrano in quella corrente da lui stesso ideata e definita Plurispazialismo. Il valore ontologico di queste composizioni è quello del ragionamento a cui sottopongono lo spettatore: lo obbligano ad un’analisi formale e strutturale di tipo scientifico, filosofico e morale, ragionamenti rigorosi, che sono però la struttura portante di questi lavori. Al rigore scientifico della composizione, l’Artista affianca l’irrazionalità del sentimento, l’enfasi, come trasporto creativo. Il Plurispazialismo codifica un nuovo pensiero, scientifico e metafisico, ma anche filosofico e morale, teoria ben rappresentata dal dipinto “Demian”, icona indiscussa del Plurispazialismo”.  Nella nota critica, egli nota come Castelli “evidenzia l’apertura di ciascuno agli altri come base per la presa di coscienza” e che “l’Umanità è sempre elemento centrale, intorno a cui il Maestro intesse tutta una rete di relazioni, nel campo dell’immanenza e con la trascendenza divina”, Umanità che “viene rappresentata nella sua aspirazione all’infinito”, “un’Umanità che si evolve, che, nell’incontro con altri esseri umani, nel ritrovare se stessi, cresce spiritualmente e culturalmente come individuo e come società”.

L’articolo apparso sul “Corriere dell’Arte del 3 marzo 2017 evidenza il rapporto dell’arte plurispaziale con la Filosofia e la Scienza e pone l’accento sull’importanza degli “originari”, delle proprietà e delle relazioni informative per capire un universo in evoluzione e suggerisce una interpretazione del libero arbitrio.

L’articolo pubblicato sul Corriere dell’Arte del 30 aprile 2010 relativo a una personale plurispaziale di Castelli riporta interessanti testimonianze critiche.

L’arte di Castelli è stata descritta in vari articoli apparsi sul “Corriere dell’Arte”, in volumi enciclopedici tra i quali “Atlante dell’Arte Contemporanea” editi da De Agostini tra il 2018 e il 2022, “Correnti artistiche internazionali a confronto nel XXI secolo, volume “Fra tra tradizione e innovazione. Movimenti e idee”, “Avanguardie artistiche” e “I protagonisti delle nuove avanguardie”.

Ricordiamo i seguenti articoli apparsi nel 2021 sul “Corriere dell’Arte”: “Sintetica illustrazione del Plurispazialismo”, “Settittico La Vita esteso a novittico”, “Plurispazialismo, Evoluzione e Pensiero” e“Il Plurispazialismo e le metamorfosi”.

Castelli è stato presente con opere plurispaziali in circa 150 mostre; all’estero ad Arles, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Dublino, Figueres, Hollywood, Lacoste, Londra, Montecarlo, Mosca, New York, Parigi, San Pietroburgo, Washington.

Ricordiamo la presenza alla Biennale di Venezia nel 2019 (sede padiglione Nazionale del Bangladesh), nel 2017 (sede padiglione Nazionale Guatemala), nel 2015 (sede padiglione Nazionale Guatemala) e nella sede di musei.

Castelli vive e opera a Torino.

Gian Luigi Castelli ha tenuto conferenze al 1°Convegno nazionale di Psicoanalisi, alla Libera Universitas Psicoanalitica LUNIPSI e presso centri spirituali nelle settimane di raccoglimento denominate “Silentium”;  alla Storica Università della Terza Età ha organizzato e tenuto con altri relatori il corso “Linguaggi e concetti in fisica, psicoanalisi e arte” proponendo un approccio olistico (tipo di approccio che secondo il fisiologo Denis Noble è necessario per capire la vita) ed è docente del corso “Evoluzione dalla nascita dell’Universo alle teorie della coscienza” (corso quadriennale che tratta l’evoluzione dell’universo, della terra e della vita, illustra le principali teorie della fisica, la chimica inorganica e organica, la biologia e le principali teorie sulla coscienza e pone l’attenzione sugli “originari”, sulle proprietà e sulle relazioni di un universo in evoluzione) e ha tenuto il corso “Pittura a olio su tela e creatività figurativa” (corso che, dopo una formazione, avviava gli allievi all’arte plurispaziale). Durante le conferenze e i corsi proietta slides come supporto visivo.

Nel prezioso tempo ibero, raramente disponibile, Castelli scrive poesie e suona il pianoforte anche improvvisando.

Maggiori informazioni si trovano sul sito  www.plurispazialismo.com




Biografia di Gian Luigi Castelli in arte GianCastelli       (aggiornamento  luglio  2020)

 

Gian Luigi Castelli, per formarsi artisticamente, fu allievo dello spazialista Mario Matera e dipinse omaggi a grandi maestri affinando le tecniche e il tocco d’artista. Dopo i periodi futurista e surreale-metafisico, ispirato dai tagli di Fontana che fanno intuire spazi al di là della tela, si è avventurato nei plurali spazi mentali (spazi ove conscio e inconscio collaborano e pensieri e significanti fluiscono) e nel 1999 creò il “Plurispazialismo”.

Con esso ha dato dinamicamente corpo a fluenti pensieri e significanti organizzando pulsioni, sensazioni, emozioni e anche idee, Cèzanne si era fermato a dare staticamente corpo a idee organizzando sensazioni (fonte il filosofo docente universitario Marco Vozza).

Castelli nel 2017 ha fondato l’estetica del pensiero fluente.

Mentre la ricomposizione dell’eterogeneità tra fenomeno e noumeno, superficie e profondità appare vissuta da Cézanne, in modo istintivo e diretto, come idea statica, il “Plurispazialismo”, facendo percorrere iter di pensiero, la fa vivere in modo dinamico e cosciente.

Inoltre, sulla base della sua formazione umanistica e scientifica a livello universitario, col “Plurispazialismo” Castelli ha inserito nell’arte la visione della fisica quantistica, con il suo caos, la sua indeterminazione e sovrapposizioni di stati che l’osservatore, interagendo, può determinare (al Festival della scienza di Genova è stato detto che la visione della fisica quantistica arricchirà il modo di pensare dell’umanità rendendolo più flessibile, probabilistico e aperto agli altri e meno deterministico e assolutistico, riducendo così le occasioni di scontri forieri di guerre), e reti relazionali (simili a quelle democratiche di internet, in cui navigare) per cui il fruitore delle opere plurispaziali, determinando segni ed elementi indeterminati, navigando in reti relazionali e correlando, può creare racconti diventando anche lui un artista io creatore; un artista che, secondo la definizione di Umberto Galimberti, s’inoltra nell’indifferenziato dove tutto è contaminato seguendo proprie regole e modalità e ne emerge operando senza esserne catturato e risolvendo la confusione e la contaminazione di una miriade di significati (Van Gogh era arrivato a portare l’artista produttore dell’opera da riproduttore a essere un io creatore e ha influenzato la pittura del novecento).

I dipinti plurispaziali, campi di forma con potenziale informativo simili a quelli quantistici e alocati (fonte il fisico quantistico Massimo Teodorani), si presentano come sembianti irraggiungibili, attivano le figure retoriche, rimandano continuamente ad altro, non suggeriscono un’unica soluzione e aprono al racconto nel cui infinito i concetti sorgono, si piegano e si inanellano, il “Plurispazialismo” va così oltre l’arte concettuale ed è stato anche denominato “Arte Racconto”.

Il “Plurispazialismo” stimolando il racconto e quindi il pensare partendo da immagini, stimola a non fermarsi sulle immagini come nella seconda decade del 2000 si tende negativamente in quanto questo fermarsi tarpa il senso critico, le capacità linguistiche e può portare a una regressione intellettuale, a un impoverimento della coscienza e a situazioni nefaste.

Parafrasando Rilke, le “cose”, gli elementi dei dipinti plurispaziali, aspettano di essere decantati e raccontati da esseri ancora più sfuggenti di loro che come viandanti percorrono propri iter ispirati dai dipinti stessi; interferendo con i dipinti plurispaziali, in un ambito di pensiero divergente e in un ciclo senza fine, si realizza una realtà emergente.

Un articolo del “Corriere dell’Arte 11 Aprile 2014” indica il “Plurispazialismo” come una nuova corrente artistica che  segna il passaggio dalla visione classica deterministica e rigida, di cui è ancora impregnata la nostra società e che è rappresentata dalla fisica classica che ha connotato la concezione del mondo per lungo tempo,  alla visione che sta iniziando ad affermarsi, una visione,  indeterministica, probabilistica, flessibile e relazionale in cui si sovrappongono varie interpretazioni, visione che trova un riscontro nella interpretazione fisica quantistica del mondo, fondamentale anche per le realizzazioni elettroniche (computer, cellulari, GPS, radio, ecc), e che inoltre introduce reti relazionali, simili a  quelle democratiche di internet, in cui navigare come nel web.

Col Plurispazialismo, come nella rivoluzione digitale, vengono ridotte le mediazioni di riferimenti guida determinati, e  si prendono a riferimento tantissime tracce lasciate nel dipinto (nel mondo digitale lasciate da altre persone), tracce da leggere, organizzare e tradurre dando, personalmente e congiuntamente ad altri, un senso; questo navigando nella rete relazionale (il testo a ragnatela del mondo digitale) del dipinto con un libero vagare rinvigorendo così la concezione di sé.  Si effettuano, come nel mondo digitale, processi immateriali guardando da diversi punti di vista, senza un inizio e una fine, un prima e un dopo un sopra e  un sotto in cui entrare come nel web. Come nel web siamo di fronte a una rivoluzione, una questione di struttura mentale, di movimento di pensieri, di uso del cervello, scegliendo il modo più consono. È il fruitore, che muove come nel web schizzando in ogni direzione, prendendo ciò che vuole sciogliendo il mondo e se stesso in frammenti leggeri, veloci e nomadi come i dati contenuti nella rete del web e del dipinto plurispaziale, si sente non costretto alla linearità, non inchiodato a luoghi mentali definiti e libero da strutture di pensiero e movimenti dettati. Ci si trova di fronte a una umanità aumentata, non più costretta, ma che crea una sorta di oltremondo in cui il movimento è libero, in cui si viaggia in varie direzioni muovendosi con libertà, organizzando velocemente il materiale dell’esperienza secondo infiniti criteri, aprendo link in continuazione e tenendo tante finestre aperte contemporaneamente come si nota nel mondo del web. Viene così offerto un campo di gioco più consono alle capacità umane e più accessibile come avviene nel web. Vengono spalancati orizzonti, vengono sfarinate le regole, superati blocchi mentali rivendicando una nuova uguaglianza e una capacità di duplicare e rappresentare in moltissimi modi partendo dal dipinto. Decade così il muro tra il dipinto e le sue visioni virtuali con un movimento che genera una realtà aumentata.

Il dipinto plurispaziale “Demian” (vedasi la didascalia) è stato riconosciuto dalla critica essere l’emblema del sopraccitato passaggio e dell’inserimento nell’arte della visione quantistica e di reti relazionali.

Queste prerogative del “Plurispazialismo” sono state evidenziate anche nel libro di Vittorio Sgarbi “Porto Franco”, in una nota critica di Josè Van RoyDalì figlio di salvator Dalì, da Dino Marasà in un articolo pubblicato sul trimestrale “Effetto Arte” curato da Paolo Levi e in una monografia di Castelli curata da Vittorio Sgarbi.

Il “Plurispazialismo” e il dipinto “Demian” sono stati sinteticamente illustrati negli articoli pubblicati sui “Corriere dell’Arte” del 23 settembre 2016 e del 3 marzo 2017 insieme ad alcune  correnti derivate dal “Plurispazialismo”.

Castelli ha cercato di valorizzare la persona con i suoi talenti, dignità e differenze, col percorso plurispaziale tematico: “Umanesimo trascendentale” (con opere che,rifacendosi anche ai miti, evidenziano la capacità umana di dare ordine al caos e di sviscerare, nel rispetto del trascendente, il trascendentale che può apparire irraggiungibile e dare scacco alla ragione), “Coscienza del sé e del connesso non sé” (con opere artistiche ispirate anche a scritti famosi che portano ad atteggiamenti consapevoli e responsabili) e “Amore comprensivo e disinteressato” (con opere che ricordano anche vite emblematiche che aprono all’altro con condivisione e con la conversazione); l’insieme delle suddette opere plurispaziali costituisce un’unica opera.

Il sopraccitato percorso culturale e di valorizzazione e rigenerazione umana evidenzia paradigmi indicanti, su basi culturali, una via per la pace e la sicurezza e sfocia nel dipinto“Evoluzione: dal Matriarcato e dal Patriarcato all’era della persona (“Personarcato”) e oltre”, dipinto che auspica l’avvento dell’era della persona che Castelli ha denominato “Personarcato”, era in cui ciascuna persona viene valorizzata con i propri talenti nel rispetto della dignità e delle differenze, era in cui pensieri, sentimenti e linguaggi possono liberamente irradiarsi e possono essere superate classificazioni e catalogazioni labili neltempo e anche discriminazioni sessuali, era di pace e sicurezza; il dipinto indica sullo sfondo la presenza di futuri umanoidi messaggeri della civiltà umana nell’immensità di un universo poco adatto alla normale vita degli esseri umani, vita che si svolge su un piccolo pianeta da salvaguardare.

Castelli ha anche realizzato video e istallazioni interattivi, sui cui palcoscenici il fruitore può sentirsi coinvolto, utilizzando anche i neuroni specchio, e partecipare attivamente creando inedite opere individuali e a anche collettive interagendo con altri fruitori nel reale e, mediante specchi/schermo, nel riflesso e nel virtuale. Le opere plurispaziali diventano più comprensibili se molti le vivono e si confrontano (da Gustavo Zagrebelsky) e se prendono in considerazione punti di vista diversi (da John Gastil); incontrandosi gli esseri umani possono cambiare (da Giuliano Amato).

Le istallazioni interattive “Sentimenti e stati d’animo”(facente parte della serie di opere denominata “Entrare nell’opera”) e “Reale riflessione virtuale ovvero reale, riflessione e virtuale con o senza altro” sono illustrate nel volume  Atlante dell’Arte Contemporanea edito nel 2019 da De Agostini nella sezione relativa all’arte plurispaziale di Castelli.

Con alcune istallazioni plurispaziali Castelli ha tracciato un percorso culturale e di apertura agli altri che porta a sostituire la logica dello scontro, che insanguina il mondo, con la logica della collaborazione, foriera di pace e di sicurezza delle quali il mondo ha particolarmente bisogno: sui loro palcoscenici ciascun fruitore, nonché operatore, interagendo con gli altri fruitori, può rendersi conto che la collaborazione è più fattiva dello scontro. Si ricorda la composita istallazione “Dallo scontro alla collaborazione, una via per la pace e la sicurezza” esposta anche al Museo Civico Giuseppe Sciorino di Monreale (a seguito del conferimento del Premio Internazionale della Pace nel Mondo G.O.M.P.A. accreditata presso le Nazioni Unite), essa è composta da un dipinto, da un’istallazione interattiva e da due poesie. Il fruitore, osservando il dipinto, può rendersi conto come apparirebbero i visi dei personaggi le cui mentalità sono intrise della logica dello scontro se fosse tolta loro l’apparenza di facciata; il fruitore, nonché operatore sul palcoscenico dell’istallazione interattiva, scrivendo su un quaderno le proprie emozioni, giudizi, idee e racconti ispirati da un dipinto plurispaziale e leggendo gli scritti degli altri, si accorge che non solo il dipinto si arricchisce, ma anche se stesso e può così constatare, da questa interazione con gli altri fruitori nonché operatori, che lacollaborazione è più fattiva dello scontro; il fruitore leggendo le due poesie di Castelli può sentire maggiormente la validità della collaborazione e della pace. In tale installazione viene riportato l’aforisma “Esprimere emozioni per sentire il presente, formulare giudizi per fissare il passato, creare idee per pianificare il futuro e inventare racconti per edificare l’avvenire”.

Nelle opere plurispaziali, sia all’interno dei dipinti, sia tra le opere e gli osservatori, sia tra gli osservatori stessi, sono presenti e si possono costruire reti relazionali che fanno sì che ci si può rendere conto del proprio modo di essere, si può riconoscere quello degli altri ed essere riconosciuti col proprio: ciascuno può così sentire di esserci; tali reti relazionali sono simili a quelle di internet e, in un certo qual modo, sono state ispirate dal pensiero di Martin Heidegger.

Il dipinto “Umano e Divino” è stato esposto alla Biennale di Venezia 2015 nel Padiglione Guatemala sala Grazie Italia, è stato inserito nel movimento artistico di avanguardia “Estetica Paradisiaca” teorizzato dal critico d’arte e curatore Daniele Radini Tedeschi ed è stato presente alla Triennale di Roma 2017 nel Complesso del Vittoriano.

Castelli, facendo evolvere il dipinto ”Umano e Divino” ha creato nel 2015 il “Plurispazialismo Astratto”, con l’indeterminazione e la sovrapposizione di stati cromatici che l’osservatore, interferendo, può determinare,  (il dipinto “Astrazioni da stati cromatici sovrapposti” è stato esposto nella sede del Guatemala durante la Biennale di Venezia 2017)  e il “Plurispazialismo temporale” o “Pluritempospazialismo”che inserisce il tempo nell’arte plurispaziale (tali correnti sono state sinteticamente illustrate negli articoli pubblicati sui “Corriere dell’Arte” del 23/9/2016 e del 3/3/2017.

Col dipinto “Umano e Divino” del 2001 ha affrontato il tema sull’infinito, sviluppato poi anche nelle opere pluritempospaziali (specialmente nell’opera “Il tempo/spazio correla e scandisce, portandole alla coscienza, le parti relazionali della composizione triadica dell’umanità e le mette in relazione tra loro e con un infinito sconosciuto e informativo con una libertà interpretativa, decisionale e di azione; negli incontri, da cogliere anche negli attimi fuggenti, si determinano infinite possibilità“) insieme al tema sull’origine degli “originari”, delle informative proprietà e relazioni, fondamentali per capire meglio un universo in evoluzione, e a quello sul libero arbitrio (articoli pubblicati sui  “Corriere dell’arte”del 23/9/2016 e del 3/3/2017).

Gian Luigi Castelli nel 2018 ha creato un legame tra l’arte e le matematiche in particolare col “Plurigeometricalgebricospazialismo”, nuova corrente, evoluzione del “Plurispazialismo”, che cromaticamente sovrappone due spazi: quello geometrico più concreto e quello algebrico più astratto (vedasi l’articolo pubblicato dal “Corriere dell’Arte” il 29 marzo 2019).

È nata così la serie dei dipinti “Aurea geometria e cromo numerica Fibonacci(AGeCroNF), nei quali alla geometrica armonia aurea viene associata una variazione cromatica secondo l’algebrica serie numerica di Fibonacci che rivela anche come crescono molte strutture in natura.

Di tale serie ricordiamoil dipinto  “AGeCroNF R1” che unisce una serie di rettangoli aurei con una celestiale variazione cromatica secondo la serie numerica di Fibonacci e il dipinto  “AGeCroNF CiQ1”  che unisce sviluppi circolari, in accordo a una applicazione della geometria aurea, con una variazione cromatica secondo la serie numerica di Fibonacci dentro una cornice quadrata limitativa per ragioni spazio (cerchio e quadrato sono due figure geometriche fondamentali) unendo così anche una circolarità espansiva a una quadratura contenitrice.

Cercando di rappresentare i mondi intellettuali e psicologici è nato nel 2019 il dipinto “Il gioco delle perle di vetro”  (Secondo titolo:  “Inconscio e conscio”).   Il dipinto si rifà all’omonimo romanzo di Hermann  Hesse e rappresenta due mondi: quello più intellettuale e più spirituale e quello più radicato alla materialità e più passionale; mondi che si interconnettono, si influenzano e che viviamo con differenti personali vibrazioni e intensità. In essi siamo immersi e a essi partecipiamo con pensieri -che cercano interrogazioni, interpretazioni correlanti, risoluzioni teoriche e pratiche-, sensazioni, pulsioni, emozioni, desideri e speranze. Mondi che sviluppiamo e facciamo prosperare su una realtà a noi esterna ed interna, realtà che ci influenza a livello conscio e inconscio suscitando certezze e paure, silenzi e urla, interrogativi estesi anche sulla vita e sulla morte e che cerchiamo di controllare e dominare.

Questo dipinto è stato inserito nel trittico sulla vita con riferimento al periodo giovanile, seguono due dipinti rispettivamente con riferimento al periodo tra la giovinezza e l’anzianità e quello riferito all’anzianità.

Pensando che la sua pittura Plurispaziale e che le varie correnti, che da essa egli ha derivato, dessero un contributo per rilanciare la pittura su tela, Castelli, omaggiando Fontana, ha cucito la tela tagliata ripristinandola in modo simbolico. Ha così, nel 2018, creato la serie di pitture “Omaggio a Fontana con cucitura ripristinante la tela tagliata”.

 

Nella presentazione inserita in un libro del 2002 sull’arte di Castelli, il critico d’arte Giovanni Cordero, allorché ricopriva incarichi presso il Ministero dei Beni e delle attività Culturali a Roma, ha scritto che l’arte di Castelli è sia idiolettica sia sociolettica, svela un mondo inconsueto al contempo logico e irrazionale, presenta un caos che reclama un ordine e che non impedisce di trovare un filo conduttore, testimonia valori spirituali basati sul rispetto della persona e apre nuove prospettive e ipotesi esistenziali sul mistero dell’universo; concluse la presentazione dicendo che le parole di Saint Exupéry ”è soltanto con il cuore che si può vedere l’essenziale, perché questo è invisibile agli occhi” ben riassumono quanto Castelli ha cercato di esprimere.

All’inaugurazione nel 2007 di una personale plurispaziale patrocinata e sponsorizzata dalla Regione Piemonte, il critico d’arte Angelo Mistrangelo disse che, come fece a suo tempo il Futurismo, il Plurispazialismo interpreta la società a lui contemporanea e quella futura (fonte Corriere dell’arte del 9.2.2007). A differenza del Futurismo che interpretò la dinamica fisica di una società belligerante, il Plurispazialismo, nato in Italia nel 1999, evidenzia e sviluppa la dinamica mentale propria di ciascun componente di una società che avanza non solo tecnologicamente, ma specialmente nel progresso di civiltà, che naviga virtualmente nella rete di internet aprente a democratiche relazioni, che apprezza la pace e la collaborazione e che valorizza la creatività di ciascuno favorendo progetti e iniziative nascenti e di startup.

Il critico e storico dell’arte Professore Vittorio Sgarbi nel 2014 (nella cui “COLLEZIONE SGARBI” ha inserito le litografie dei dipinti “Demian” e “Umano e Divino”) ha inquadrato storicamente il Plurispazialismo come una retro-avanguardia intellettuale che guarda attentamente al passato e presenta risvolti innovativi e connotati intellettuali aprenti a nuovi interessanti sviluppi di cui la società ha bisogno. Inoltre a inizio 2018 egli ha rilevato, in particolare, nel simbolismo quasi esoterico delle opere di Castelli a maggior contenuto filosofico, una forte tensione individualista, anzi, personalista, ritenendo che l’arte, in un mondo globalizzato sempre più orientato all’omologazione universale, sia ancora un campo in grado di determinare in ciascuno la giusta presa di coscienza che gli permetta di non doversi confondere passivamente nell'insieme denotante dell'umanità. Arte da intendersi come risorsa capace di incidere come uno strumento psicoanalitico, essendo attività di scoperta e recupero delle potenzialità interiori grazie alle quali si giunge all’affermazione della propria individualità, al riconoscersi come persona in quanto esseri senzienti e pensanti secondo determinati caratteri. Emancipazione questa che riguarda non solo l’artista ma, più democraticamente, tutti coloro che nel guardare l’arte si propongono analoghi obiettivi. Egli ha anche scritto “l'affermazione collettiva della persona è per Castelli, il presupposto necessario di una nuova stagione dello spirito, foriera di un più elevato stadio della civiltà (il “personarcato”, come lo chiama). Utopia? Misticismo? Forse, ma sarebbe difficile chiedere all'arte traguardi più ambiziosi di questi”; le sopraccitate note critiche di Vittorio Sgarbi sono state inserite nella monografia di Castelli curata da Vittorio Sgarbi .

Il critico d’arte Professore Paolo Levi, nonché curatore del trimestrale “Effetto Arte”, in una sua nota critica sull’arte plurispaziale di Castelli ha scritto “I suoi esseri con sembianze sovrumane, posseggono la capacità di vedere oltre, rievocando una conoscenza antica e suggeriscono, aprono al racconto ultrasensoriale.”

Egli nel 2018 ha anche scritto “Le opere del maestro Gian Luigi Castelli sono delle vere e proprie invenzioni su tela, che rientrano in quella corrente da lui stesso ideata e definita Plurispazialismo. Il valore ontologico di queste composizioni è quello del ragionamento a cui sottopongono lo spettatore: lo obbligano ad un’analisi formale e strutturale di tipo scientifico, filosofico e morale, ragionamenti rigorosi, che sono però la struttura portante di questi lavori. Al rigore scientifico della composizione, l’Artista affianca l’irrazionalità del sentimento, l’enfasi, come trasporto creativo. Il Plurispazialismo codifica un nuovo pensiero, scientifico e metafisico, ma anche filosofico e morale, teoria ben rappresentata dal dipinto “Demian”, icona indiscussa del Plurispazialismo”. Nella nota critica, egli nota come Castelli“evidenzia l’apertura di ciascuno agli altri come base per la presa di coscienza” e che “l’Umanità è sempre elemento centrale, intorno a cui il Maestro intesse tutta una rete di relazioni, nel campo dell’immanenza e con la trascendenza divina”, Umanità che “viene rappresentata nella sua aspirazione all’infinito”, “un’Umanità che si evolve, che, nell’incontro con altri esseri umani, nel ritrovare se stessi, cresce spiritualmente e culturalmente come individuo e come società”.

L’articolo apparso sul  Corriere dell’Arte del 3 marzo 2017 evidenza il rapporto dell’arte plurispaziale con la Filosofia e la Scienza e pone l’accento sull’importanza degli “originari”, delle proprietà e delle relazioni informative per capire un universo in evoluzione e suggerisce una interpretazione del libero arbitrio.

L’articolo pubblicato sul Corriere dell’Arte del 30 aprile 2010 relativo a una personale plurispaziale di Castelli riporta interessanti testimonianze critiche.

Castelli è stato presente con opere plurispaziali in circa 160 mostre; all’estero ad Arles, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Budapest, Dublino, Figueres, Hollywood, Istanbul, Lacoste, Londra, Montecarlo, Mosca, New York, Parigi, Pechino, San Pietroburgo, Shanghai, Tokyo, Washington.

In particolare tra le mostre recenti più importanti dal 2015 al 2019 : nel 2019 a New York premio internazionale, a Venezia, in occasione della Biennale di Venezia, nella sede del Guatemala (palazzo Albrizi) e nella sede del Bangladesh (Palazzo Zenobio), a Barcellona presso il  Meam Museo Europeo delle Arti Palazzo Gomis in occasione della Biennale Internazionale; nel 2018 a Mosca nel Museo di Stato Vernadsky, a Firenze con presentazione del volume"Correnti artistiche internazionali a confronto nel XXI secolo" in cui è stata inserita l’arte di Castelli e a Venezia alla Pro Biennale 2018; nel 2017 a Venezia alla Biennale di Venezia 2017 nella sede del Padiglione Nazionale Guatemala, alla Triennale di Roma con Gianni Dunil, Achille Bonito Oliva, teorico della Transavanguardia, Vittorio Sgarbi e Daniele Radini Tedeschi, teorico dell’Estetica Paradisiaca in cui è stato inserito il dipinto di Castelli “Umano e Divino”, a Palermo per la Biennale Internazionale d’Arte del Mediterraneo, nel 2016 a Milano alla Art Kultura, a Washington, New York e Hollywood con la presentazione del dipinto plurispaziale “Demian”, a Mosca presso la Camera di Commercio della Federazione Russa, a San Pietroburgo presso l’Exhibition Center, a Mosca nel Palazzo Centrale degli Artisti con premiazione di un dipinto di Castelli e a Roma presso il Museo Venanzo Crocetti, nel 2015 a Venezia alla Biennale di Venezia 2015 nella sede del Padiglione Nazionale Guatemala, a Venezia al Centro d’Arte “San Vidal” dialogando con la Biennale e a Barcellona  presso il Museo Europeo di Arte Moderna (MEAM). Ricordiamo anche le personali patrocinate e sponsorizzate dalla Regione Piemonte e dal Comune di Cetraro.

Presso il Museo di Stato Vernadsky a Mosca si trovano le stampe autenticate dei dipinti “Demian” e “Astrazioni da stati cromatici sovrapposti”

Castelli vive e opera a Torino.

Gian Luigi Castelli ha tenuto conferenze al 1°Convegno nazionale di Psicoanalisi, alla Libera Universitas Psicoanalitica LUNIPSI e presso centri spirituali nelle settimane di raccoglimento denominate “Silentium”; alla Storica Università della Terza Età ha organizzato e tenuto con altri relatori il corso “Linguaggi e concetti in fisica, psicoanalisi e arte” proponendo un approccio olistico (tipo di approccio che secondo il fisiologo Denis Noble è necessario per capire la vita) ed è docente del corso “La terra: la signora di 4,5 miliardi di anni” (corso quadriennale che tratta l’evoluzione dell’universo, della terra e della vita, illustra le principali teorie della fisica, la chimica inorganica e organica, la biologia e le principali teorie sulla coscienza e pone l’attenzione sugli “originari”, sulle proprietà e sulle relazioni di un universo in evoluzione) e del corso “Pittura a olio su tela e creatività figurativa” (corso che dopo una formazione avvia gli allievi all’arte plurispaziale). Durante le conferenze e i corsi proietta slides come supporto visivo.

Maggiori informazioni si trovano sul sito  www.plurispazialismo.com

 

 

Riferimenti critici e storiografici   (i testi delle recensioni sono riportati sul sito  www.plurispazialismo.com sotto le voci critica e articoli)

 

Premi

 

-  Trofeo “Guglielmo II”     da parte dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Monreale

con la collaborazione dell’Associazione Artistica “Il Tempio” di Palermo e del  Museo Civico d’Arte Moderna “Giuseppe  Sciortino”di Monreale

                        Monreale     Museo Civico d’Arte Moderna “Giuseppe  Sciortino”

 

2010    Premio  “Avanguardie artistiche 2010”   

                        Bruxelles 26 Giugno 2010

 

2010    Premio internazionale d’Arte   “David di Michelangelo 2010” 

                                                           Alto riconoscimento a Personalità dell’Arte, della Scienza e

                                                          della Cultura, Salento porta d’Oriente XI edizione, 11 Dic.2010

 

2010    Premio speciale Diritti umani    “Salvo D’Acquisto 2010” 

                                                             Salento porta d’Oriente XI edizione     11 Dic.2010

 

2011    Gran Premio Unità D’Italia 2011  Accademia Internazionale dei Dioscuri    

                        Roma,    Palazzo Barberini

 

2011    Premio internazionale città di Tokyo     Giugno

 

2012    Trofeo creatività    

Palermo                    

 

2012    Gran Premio internazionale       G.O.M.P.A. della pace nell’arte   S.A. Sandro Pertini

                        Savona    Sede della Provincia di Savona  

 

2013    Premio Biennale Per Le Arti Visive: “Leone Dei Dogi”

                        Venezia    Hotel Amadeus

 

2013    Premio Internazionale G.O.M.P.A. della pace nel mondo

Monreale    Museo Civico d’Arte Moderna

 

2013    Premio Biennale Per Le Arti Visive: “Trofeo artista dell’anno 2013”                                

Cesenatico    Hotel  Miramare

 

2013    Premio Michelangelo

           Firenze  Galleria Gadarte


2014    premio creatività  con esposizione alla 1ª biennale della creatività in Italia                                                                                                                                                Verona


2014    premio Europa in Arte”   con esposizione alla Prima Biennale Paris  

           Parigi

 

 

LIBRI PUBBLICATI:


1. "PLURISPAZIALISMO LA SIMULTANEITA' NELL'ARTE AVANGUARDIA ARTISTICA E DI PENSIERO
che propone nuovi paradigmi aprenti l'era del Personarcato e indicanti una via per la pace e la sicurezza"

Edito nel 2011
per leggere il libro clicca
qui



2. "PLURISPAZIALISMO AVANGUARDIA ARTISTICA E DI PENSIERO"

Edito nel 2010
Estratto dal volume "Avanguardie Artistiche 2010"
per leggere il testo clicca
qui

 

email: plurispazialismo@fastwebnet.it